Valutazione Orologi — Angelo Montanari, acquisto Rolex e orologi di lusso in tutta Italia

Un Audemars Piguet usato non si giudica dal quadrante. Si giudica da due numeri che quasi nessuno guarda: uno inciso sulla cassa, l’altro sul movimento. Sono i numeri che la manifattura di Le Brassus annota nei suoi registri dall’Ottocento, e che ancora oggi usa per dire quando un orologio è nato, se le sue parti sono coerenti e se è autentico.
Chi compra o vende un AP di seconda mano di solito cerca il prezzo. Io comincio sempre da lì, dai numeri, perché sono il punto in cui un orologio giusto e uno sbagliato si separano. E perché la stessa Audemars Piguet, nel suo archivio storico, spiega come leggerli.
In questa guida trovi cosa sono i due numeri, come si data un AP dal numero di cassa, cos’è il «piccolo numero» del Royal Oak, la differenza tra Estratto dagli Archivi e Certificato di Autenticità, cosa dice AP su assistenza e lucidatura e cosa guardo io quando valuto un Audemars Piguet usato o vintage. Le fonti sono tutte ufficiali: il sito di Audemars Piguet e AP Chronicles, l’archivio storico della maison.
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«Usato» e «vintage» si usano spesso come sinonimi, ma per un Audemars Piguet indicano due situazioni diverse.
Un AP usato è un orologio recente, spesso ancora in collezione o uscito di produzione da poco: un Royal Oak, un Royal Oak Offshore o un Code 11.59 di qualche anno fa. Qui le domande sono pratiche. Ha la garanzia? È stato revisionato? È mai stato lucidato? Il corredo è completo?
Un AP vintage è un orologio di decenni fa: un Royal Oak degli anni Settanta, un orologio classico degli anni Cinquanta, un pezzo complicato ancora più vecchio. Qui le domande cambiano. È coerente con la sua epoca? Le parti sono quelle originali? Che cosa dicono i registri della manifattura?
Audemars Piguet segue entrambi i mondi. Per gli orologi recenti offre manutenzione e lucidatura. Per quelli antichi ha un Laboratorio di Restauro, che restaura gli AP creati prima del 1950 e quelli per cui i ricambi non sono più disponibili. È un dato utile anche a chi vende: un AP molto vecchio non è un orologio «senza assistenza», è un orologio che va affidato alle mani giuste.
Lo stesso discorso, per un’altra maison, l’ho fatto nella guida al Patek Philippe usato e vintage.
AP Chronicles lo dice chiaramente: ogni orologio Audemars Piguet porta due numeri incisi. Uno sul movimento, l’altro sulla cassa. Confrontandoli con gli archivi, gli artigiani di Le Brassus possono determinare la data di creazione dell’orologio, garantirne l’autenticità e, se serve, riportarlo allo stato originale.
Il numero di movimento è inciso sulla platina o su un ponte. Si vede solo aprendo l’orologio. Viene assegnato in ordine progressivo e trascritto nei registri di produzione: i più antichi conservati risalgono al 1882. Ma attenzione, perché non dice tutto quello che sembra.
– Non corrisponde al numero di orologi prodotti. Molti numeri non sono stati usati: nel 2017, mentre la numerazione si avvicinava al milione, Audemars Piguet aveva prodotto in tutto circa 800.000 orologi.
– Non dà la data esatta. Un movimento poteva essere numerato all’acquisto e incassato anni, a volte decenni, più tardi.
– Dopo il numero 999988 il formato è cambiato in due lettere e quattro cifre.
Il numero di cassa, che AP chiama «numero di cassa grande», è inciso sul fondello o all’interno della cassa. La sua storia è la chiave per capire un AP vintage.
– Fino al 1951 era identico al numero di movimento: ogni orologio era un pezzo unico, cassa e movimento nascevano insieme. AP Chronicles aggiunge un dettaglio prezioso per chi valuta: se su un orologio di quell’epoca i due numeri sono diversi, la cassa è stata fatta senza un legame diretto con Audemars Piguet.
– Dal 1951, con l’introduzione del concetto di modello e delle piccole serie, la cassa ha un numero proprio, che parte da 101.
– Dal 1975-76 il numero di cassa prende una lettera davanti.
– Dal 2017 è una sequenza casuale di lettere e numeri.
C’è poi un terzo numero, la referenza o numero di modello, che esiste dal 1951. Curiosamente, quasi mai è inciso sull’orologio: compare nei registri, nei cataloghi e sui documenti.
La lettera davanti al numero di cassa è il modo più rapido per collocare un AP in un periodo. AP Chronicles pubblica una tabella di datazione approssimativa, che riporto così com’è.
| Numero di cassa | Periodo indicativo |
|---|---|
| da 101 a 105393 (senza lettera) | 1951 – 1976 |
| B | 1975 – 1990 |
| C | 1984 – 1995 |
| D | 1991 – 2000 |
| E | 1998 – 2010 |
| F | 2003 – 2010 |
| G | 2009 – 2015 |
| H | 2011 – 2015 |
| I | 2013 – 2020 |
| J | 2015 – 2020 |
Due avvertenze, la seconda delle quali viene direttamente da Audemars Piguet.
La prima: i periodi si sovrappongono. Una cassa con la lettera C può essere degli anni Ottanta o dei primi anni Novanta. La lettera ti dice in che finestra guardare, non l’anno.
La seconda: AP stessa scrive che solo una perizia completa dell’orologio può garantire l’esattezza della datazione. La tabella è un primo orientamento. La data vera la danno i registri.
Per i movimenti esiste una tabella analoga, per decenni. Due esempi: negli anni Settanta i numeri di movimento vanno indicativamente da 110000 a 230000, negli anni Ottanta da 220000 a 350000. Anche qui le fasce si sovrappongono, per le ragioni che ho spiegato sopra.
Il Royal Oak ha cambiato anche il modo in cui Audemars Piguet numera i suoi orologi. Lo racconta un articolo di AP Chronicles dedicato proprio a questo.
Nel 1972 il Royal Oak 5402 è il primo AP pensato per essere prodotto fino a mille esemplari identici: una cifra senza precedenti a Le Brassus. Il problema era come mantenere un senso di rarità. La soluzione arrivò da Georges Golay, che allora guidava l’azienda. Il numero di cassa grande fu spostato all’interno dell’orologio, e sul fondello fu inciso in grande un numero di serie progressivo, partendo da 1: il «piccolo numero», o numero Royal Oak. Per la prima volta un numero AP era pensato per il cliente, non per l’orologiaio.
Davanti al numero c’era una lettera, A, per lasciare aperta la possibilità di nuove serie. E le serie arrivarono, perché il Royal Oak ebbe successo. Tra il 1972 e il 1993 il 5402ST fu prodotto in quattro serie:
| Serie | Esemplari |
|---|---|
| A | 1.937 |
| B | 845 |
| C | 952 |
| D | 404 |
AP Chronicles ricorda anche un’eccezione: alla fine del 1974, mentre si decideva il futuro del modello, furono prodotti e distribuiti 129 Royal Oak 5402ST senza piccolo numero. Un esemplare d’archivio mostrato nell’articolo porta sul fondello l’incisione «Royal Oak No A 26».
Nel 1976, con il primo Royal Oak da donna, la referenza 8638, la lettera fu abbandonata: da allora i nuovi modelli ebbero un numero progressivo che partiva da 1. Negli anni 2010, infine, il piccolo numero è scomparso, e i numeri di movimento e di cassa sono diventati alfanumerici e generati in modo casuale, per combattere la contraffazione.
Per chi ha un Royal Oak vintage, il piccolo numero sul fondello è uno degli elementi che controllo per primi: deve essere coerente con la referenza e con l’epoca. La storia completa del 5402, dal design al soprannome «Jumbo», è nella guida al Royal Oak Jumbo.
Audemars Piguet rilascia due documenti ufficiali diversi, e confonderli è uno degli errori più comuni nella compravendita.
L’Estratto dagli Archivi è un documento elettronico ufficiale. AP lo descrive così: ogni orologio prodotto è registrato con i suoi numeri unici di cassa e movimento, e l’Estratto certifica che quei numeri compaiono nei registri. Ma, e AP lo scrive esplicitamente, non garantisce l’autenticità dell’orologio. Dice che quei numeri esistono, non che l’oggetto che hai in mano sia quello originale e integro.
Il Certificato di Autenticità è un’altra cosa. Certifica che l’orologio, i suoi materiali e i suoi componenti sono autentici, contiene tutte le caratteristiche identificative e foto attuali dell’orologio. Per rilasciarlo, gli esperti di Le Brassus devono esaminare l’orologio di persona. In alcuni paesi AP offre il ritiro gratuito.
Quando serve l’uno e quando l’altro?
– Se vuoi sapere di più sul tuo orologio, per esempio confermare che i numeri sono registrati, l’Estratto è un buon punto di partenza.
– Se devi vendere un pezzo importante o comprarne uno senza documenti, il documento che dà una garanzia reale è il Certificato.
– Se qualcuno ti presenta un Estratto come «prova di autenticità», adesso sai che non lo è.
Entrambi si richiedono con un modulo sul sito di Audemars Piguet. I prezzi sono nel listino servizi ufficiale, che indica cifre indicative diverse per paese: per questo non li riporto qui.
Sul sito di AP ci sono alcune indicazioni preziose per chi possiede, compra o vende un orologio usato.
La manutenzione completa segue un protocollo in dieci fasi e ha una garanzia di due anni. C’è poi un servizio dedicato all’impermeabilità, e un controllo periodico gratuito in boutique, che AP però precisa non essere coperto da garanzia.
La lucidatura si può chiedere insieme alla manutenzione completa. AP precisa che tutte le parti funzionali di cassa e bracciale che mostrano usura vengono sostituite sistematicamente. Poi aggiunge un dato che spiega meglio di qualunque discorso perché lucidare un Royal Oak sia delicato: una cassa e un bracciale Royal Oak hanno 24 smussi, 27 superfici con finiture diverse, lucidate, sabbiate o satinate, e 16 teste di vite. La raccomandazione ufficiale è di non superare tre-cinque rinfrescature estetiche nell’arco della vita dell’orologio.

Per chi vende, la conseguenza è semplice: un AP con gli spigoli ancora netti e le finiture alternate leggibili vale di più di uno lucidato più volte, magari da chi non conosceva quelle 27 superfici. Il tema della lucidatura e del suo peso sul valore l’ho approfondito nella guida al prezzo degli Audemars Piguet.
Su un orologio così imitato, i dettagli estetici non bastano: le copie migliori li riproducono. Quello che una copia fatica a riprodurre è la coerenza dei numeri con la storia dell’orologio.
I numeri devono tornare. Numero di cassa, numero di movimento, referenza ed eventuale piccolo numero Royal Oak devono essere coerenti tra loro e con l’epoca. Su un AP anteriore al 1951 i due numeri dovrebbero coincidere. Su un Royal Oak 5402 il piccolo numero deve stare sul fondello, con la sua lettera.
I numeri devono esistere. È qui che i registri di Le Brassus fanno la differenza, ed è per questo che Audemars Piguet, negli anni 2010, ha reso casuali i numeri di cassa e movimento: per rendere la vita più difficile ai falsari.
La prova definitiva è il Certificato. Un Estratto dagli Archivi conferma che i numeri esistono, ma non che appartengano a quell’orologio. Solo l’esame a Le Brassus chiude la questione.
Nella pratica, quando qualcuno mi propone un AP, la prima cosa che chiedo sono le foto del fondello e, se possibile, del movimento. Un venditore che non vuole mostrarli mi dice già molto.
Non esiste una cifra valida per tutti, e diffiderei di chi ne dà una senza aver visto l’orologio. Il valore di un AP usato dipende da referenza, materiale, condizioni della cassa e del bracciale, numero di lucidature, stato del movimento, corredo e documenti. Su un vintage pesano in più la coerenza dei numeri, l’originalità del quadrante e, per i Royal Oak, la serie.
Quali leve spostano il prezzo di un Audemars Piguet, e perché, l’ho spiegato nella guida al prezzo degli Audemars Piguet. Per le famiglie principali trovi le guide al Royal Oak e al Royal Oak Offshore.
Quando mi arriva un Audemars Piguet, l’ordine è sempre lo stesso.
I numeri. Numero di cassa, ed eventuale piccolo numero sul fondello. Se possibile, numero di movimento. Li confronto tra loro, con la referenza e con l’epoca che l’orologio dichiara.
La referenza e la configurazione. Metallo, quadrante, bracciale, complicazione. Su AP la referenza completa racchiude tutto questo, e un dettaglio diverso dal previsto è un segnale da approfondire.
La cassa e il bracciale. Spigoli netti o arrotondati, finiture satinate e lucide distinguibili, viti integre. È qui che si vedono le lucidature, e AP stessa dice quanto siano delicate.
Il quadrante. Originale, non ridipinto, coerente con l’epoca. Sui Royal Oak il motivo Tapisserie è un dettaglio che un restauro maldestro altera facilmente.
Il movimento. Funzionamento e ultima manutenzione. Su un vintage, la storia degli interventi.
I documenti. Garanzia, scatola, ricevute di assistenza AP, eventuali Estratto o Certificato. Se manca tutto, valuto l’orologio per quello che è e ti dico se vale la pena richiedere un Certificato prima di venderlo.
Se il tuo AP è un orologio di famiglia e non sai da dove cominciare, ti può essere utile anche la guida alla valutazione degli orologi vecchi. E se stai decidendo come venderlo, ho messo a confronto i canali nella guida su dove vendere un orologio usato.
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Fonti: la pagina dei servizi Audemars Piguet e gli articoli di AP Chronicles sulla numerazione degli orologi Audemars Piguet e sulla numerazione del Royal Oak. Lette il 19 ottobre 2026.
Dai due numeri incisi: quello della cassa e quello del movimento. La lettera davanti al numero di cassa dà un primo periodo indicativo (per esempio B dal 1975 al 1990, C dal 1984 al 1995), ma la data esatta la danno solo i registri di Audemars Piguet, con una perizia completa.
Il numero di cassa è inciso sul fondello o all'interno della cassa; il numero di movimento sulla platina o su un ponte del movimento, visibile solo aprendo l'orologio. Sui Royal Oak dal 1972 agli anni 2010 c'è anche il «piccolo numero» sul fondello.
L'Estratto certifica che i numeri di cassa e movimento compaiono nei registri di Audemars Piguet, ma non garantisce l'autenticità dell'orologio. Il Certificato di Autenticità certifica che orologio, materiali e componenti sono autentici, e richiede l'esame dell'orologio da parte degli esperti di Le Brassus.
È il numero di serie progressivo inciso in grande sul fondello del Royal Oak dal 1972, pensato per il cliente come segno di rarità. Sul 5402ST era preceduto da una lettera: serie A (1.937 esemplari), B (845), C (952) e D (404). Dal 1976 la lettera è scomparsa, e negli anni 2010 il piccolo numero è stato abbandonato.
Controllando la coerenza tra numeri di cassa, di movimento, referenza ed eventuale piccolo numero, e la loro corrispondenza con l'epoca. La prova definitiva è il Certificato di Autenticità rilasciato da Audemars Piguet dopo l'esame a Le Brassus; l'Estratto dagli Archivi da solo non basta.
Sì. Il Laboratorio di Restauro di Audemars Piguet restaura gli orologi creati prima del 1950 e quelli per cui i ricambi non sono più disponibili.
Dipende da referenza, materiale, condizioni di cassa e bracciale, lucidature, movimento, documenti e, sui vintage, coerenza dei numeri e originalità del quadrante. Non esiste una cifra unica: mandami le foto e ti rispondo in 30 minuti.
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