Valutazione Orologi — Angelo Montanari, acquisto Rolex e orologi di lusso in tutta Italia

Sotto il nome Royal Oak Chronograph, oggi, Audemars Piguet propone due orologi che da fuori si somigliano molto: stessa lunetta ottagonale, stesse otto viti, stesso bracciale integrato, stesso quadrante a tre contatori. Cambia la taglia, 41 o 38 millimetri. E cambia, soprattutto, quello che c’è dentro.
Chi cerca un Royal Oak Chronograph, o ne ha uno da vendere, spesso non lo sa. Eppure è la differenza che conta di più: i due cronografi montano due movimenti diversi, con prestazioni diverse e una storia diversa. Uno è un calibro di manifattura recente, con funzione flyback. L’altro porta la stessa sigla del primo Royal Oak cronografo del 1997.
In questa guida trovi da dove viene il cronografo nel Royal Oak, come distinguere un Royal Oak Chronograph da un Royal Oak Offshore, cosa c’è dentro il 41 e il 38 millimetri secondo le schede ufficiali, e cosa guardo quando ne devo valutare uno. I dati vengono dal sito di Audemars Piguet e da AP Chronicles, l’archivio storico della maison.
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Il Royal Oak nasce nel 1972 come orologio di solo tempo e data. Le complicazioni arrivano dopo, una alla volta. AP Chronicles racconta che il calendario perpetuo entra nel Royal Oak già nel 1984. Il cronografo arriva più tardi, nel 1997, l’anno del venticinquesimo anniversario del modello. Nello stesso anno l’ottagono riceve anche il tourbillon e la Grande Complication.
Il movimento del primo cronografo è il calibro 2385. E il primo Royal Oak Chronograph ha una referenza precisa, il 25860, che AP Chronicles cita in un articolo sulle casse del Royal Oak. Il dettaglio interessante per i collezionisti riguarda proprio la cassa: è un modello in tre parti, una costruzione che il 25860, insieme alla Grande Complication del 1997, riporta in uso nel Royal Oak. Negli anni Duemila la cassa in tre parti diventa poi la norma per la maggior parte dei Royal Oak.
Un altro dettaglio da occhio esperto. Le otto viti esagonali della lunetta sono una costante del Royal Oak, e AP Chronicles ricorda che sono sempre in oro bianco e quasi sempre passanti. Tra le poche eccezioni l’archivio cita proprio «certi esemplari» del 25860.
Dopo il 25860 sono venute altre referenze. Le fonti ufficiali che ho letto ne nominano una, la 26320, del 2012; per le altre non ho trovato dati che posso verificare, e per questo non le elenco. Se ne hai una con una referenza diversa, la identifico sull’orologio.
La storia del primo Royal Oak, il 5402 del 1972, la trovi nella guida al Royal Oak Jumbo.
È l’errore che vedo più spesso negli annunci: chiamare «Royal Oak Chronograph» qualunque Royal Oak con i contatori sul quadrante, Offshore compreso.
Sono due famiglie diverse. Il Royal Oak è l’ottagono nato nel 1972, con le sue proporzioni sottili e il bracciale integrato. Il Royal Oak Offshore è una famiglia a sé, nata più tardi, con casse più grandi e più spesse e un carattere più sportivo. Anche l’Offshore ha molti cronografi, ma è un altro orologio, con un altro mercato e altri collezionisti.
Per chi vende, la distinzione conta: scrivere la famiglia sbagliata in un annuncio, o sentirsela dire da un compratore, significa partire con il piede sbagliato. Le differenze tra le due famiglie, e cosa le rende riconoscibili, le ho spiegate nella guida al Royal Oak Offshore. Qui parlo solo del Royal Oak Chronograph, quello con la cassa del Royal Oak classico.
Il Royal Oak Selfwinding Chronograph da 41 millimetri è la referenza 26240. Prendo come esempio la scheda ufficiale della versione in acciaio con quadrante «Bleu Nuit, Nuage 50».
La cassa. Acciaio, 41 mm di diametro, 12,4 mm di spessore, impermeabile fino a 50 metri. Vetro zaffiro antiriflesso, fondello in zaffiro, corona a vite.
Il quadrante. Motivo «Grande Tapisserie», contatori in tinta, indici applicati in oro bianco e lancette Royal Oak con rivestimento luminescente.
Il movimento: calibro 4401. È un cronografo automatico con funzione flyback, ore, minuti, piccoli secondi e data. I dati della scheda: 40 rubini, 70 ore di riserva di carica, 32 mm di diametro, 381 componenti, frequenza di 4 Hz (28.800 alternanze l’ora), 6,8 mm di spessore.
Cosa significa flyback, detto semplice: su un cronografo normale, per ripartire da zero bisogna fermare, azzerare e far ripartire, tre pressioni. Con il flyback basta una pressione sul pulsante di azzeramento mentre il cronografo è in marcia: le lancette tornano a zero e ripartono subito. Era una funzione pensata per chi doveva cronometrare tempi in sequenza, e oggi è uno dei segni di un movimento cronografico evoluto.
Le versioni. Nel catalogo che ho letto il 26240 esiste in acciaio (con più quadranti, tra cui un kaki «Grande Tapisserie»), in oro rosa (su bracciale o su cinturino), in oro giallo e in ceramica nera. C’è poi una referenza gioiello, la 26242, in oro rosa da 41 mm interamente ornata di diamanti taglio brillante.
Il Royal Oak Selfwinding Chronograph da 38 millimetri è più discreto al polso e, sotto il quadrante, ha un movimento diverso. Prendo come esempio la scheda della referenza 26715 in acciaio, tono su tono.
La cassa. 38 mm di diametro, 11 mm di spessore, impermeabile fino a 50 metri.
Il movimento: calibro 2385. Cronografo automatico con ore, minuti, piccoli secondi e data. I dati della scheda: 37 rubini, 40 ore di riserva di carica, 26,2 mm di diametro, 304 componenti, frequenza di 3 Hz (21.600 alternanze l’ora), 5,5 mm di spessore. La scheda non indica la funzione flyback.
È la stessa sigla, 2385, del calibro con cui il cronografo era entrato nel Royal Oak nel 1997, secondo AP Chronicles. Un filo che lega il 38 mm di oggi al primo Royal Oak Chronograph.
Le versioni. Nel catalogo il 38 mm comprende la 26715 e la 26450, in acciaio, in oro rosa e in oro rosa con diamanti. Tra le 26450 c’è anche un’edizione limitata in ceramica bianca con quadrante in madreperla rosa, dedicata a Serena Williams.
| 41 mm (26240) | 38 mm (26715, 26450) | |
|---|---|---|
| Calibro | 4401, cronografo flyback | 2385, cronografo |
| Riserva di carica | 70 ore | 40 ore |
| Frequenza | 4 Hz (28.800 alt/h) | 3 Hz (21.600 alt/h) |
| Componenti del movimento | 381 | 304 |
| Spessore della cassa | 12,4 mm | 11 mm |
| Impermeabilità | 50 m | 50 m |
| Materiali in catalogo | acciaio, oro rosa, oro giallo, ceramica nera, oro rosa con diamanti | acciaio, oro rosa, oro rosa con diamanti, ceramica bianca (edizione limitata) |
Quale scegliere, per chi compra, è una questione di polso: 38 millimetri e 11 di spessore portano bene su polsi sottili, il 41 è il Royal Oak Chronograph «classico» nelle proporzioni di oggi. Per chi vende, la tabella dice un’altra cosa: la referenza indica il movimento. Ed è uno dei primi dati che fisso quando valuto.
Su un annuncio trovi spesso solo «26240» o «26715». Ma la referenza di un Audemars Piguet è molto più lunga, e dice molto di più. AP Chronicles spiega che, dal 1951, i numeri di modello sono diventati via via più complessi proprio per indicare non solo il modello, ma anche il materiale, l’incastonatura, la finitura, la chiusura, il cinturino o il bracciale e infine il quadrante.
Prendo come esempio la referenza della scheda che ho citato sopra: 26240ST.OO.1320ST.05.
Per chi vende, questo significa una cosa pratica: la referenza completa, quella che trovi sui documenti, dice da sola se l’orologio è nella configurazione con cui è uscito dalla manifattura. Un bracciale o un quadrante diversi da quelli indicati sono un segnale da approfondire, non un dettaglio. Per questo, quando mi mandi le foto, ti chiedo anche quelle dei documenti.
Sulle schede attuali compare spesso la stessa frase: l’orologio beneficia dell’evoluzione del design Royal Oak introdotta nel 2022. Audemars Piguet non la descrive nel dettaglio nelle pagine che ho letto, quindi non lo faccio nemmeno io. Per chi possiede un cronografo di una generazione precedente, basta sapere che esiste uno spartiacque e che le referenze attuali sono le 26240 e le 26715/26450 descritte sopra.
Quello che vale per tutti i Royal Oak, cronografi compresi, sono le finiture. La cassa e il bracciale alternano superfici satinate e smussi lucidati, e AP stessa raccomanda di non superare tre-cinque rinfrescature estetiche nella vita dell’orologio. Su un cronografo, con i pulsanti che interrompono la linea della carrure, una lucidatura poco attenta si vede ancora di più. Perché la lucidatura pesa così tanto sul valore di un AP l’ho spiegato nella guida al prezzo degli Audemars Piguet.
Non riporto cifre. Le schede del sito Audemars Piguet indicano prezzi che cambiano a seconda del paese selezionato e che la maison stessa definisce indicativi; e sull’usato un numero generico non aiuterebbe nessuno.
Quello che sposta davvero il valore di un Royal Oak Chronograph lo hai visto in questa pagina: la taglia e quindi il movimento, il materiale, il quadrante, lo stato di cassa e bracciale, il funzionamento del cronografo, il corredo. Le leve generali del prezzo di un AP le trovi nella guida al prezzo degli Audemars Piguet; come si identifica e si data un AP di seconda mano, nella guida all’Audemars Piguet usato e vintage.
Quando mi arriva un Royal Oak Chronograph, l’ordine è sempre lo stesso.
La famiglia. Prima di tutto mi assicuro che sia un Royal Oak e non un Royal Oak Offshore. Sembra banale, ma negli annunci non lo è.
La referenza e il movimento. 26240, 26715, 26450 o una referenza precedente. Dal fondello in zaffiro si vede il movimento, e deve essere coerente con la referenza dichiarata.
Il cronografo. Lo provo in tutte le sue funzioni: partenza, arresto, azzeramento. Sul 41 mm provo anche il flyback, cioè il ritorno a zero e la ripartenza con il cronografo in marcia. Le lancette devono tornare esattamente a zero.

La cassa e il bracciale. Spigoli netti, superfici satinate e lucide ben distinte, viti della lunetta integre, pulsanti senza ammaccature. È qui che si vedono lucidature e urti.
Il quadrante. Originale, contatori allineati, indici e lancette integri, luminescente in ordine.
I numeri e i documenti. Numero di cassa, garanzia, scatola, ricevute di assistenza Audemars Piguet. Cosa raccontano i numeri incisi e come si chiede un Certificato di Autenticità è spiegato nella guida all’Audemars Piguet usato.
Se hai un Royal Oak Chronograph, mandami su WhatsApp queste foto, con luce naturale e senza flash:
Ti rispondo entro 30 minuti con la referenza e una valutazione motivata. Se decidi di vendere, verifico l’orologio dal vivo e ti pago con bonifico istantaneo al momento del ritiro. Se ti interessa il confronto con l’altro grande cronografo in acciaio, c’è la guida al Rolex Daytona; per la famiglia Royal Oak nel suo insieme, la guida al Royal Oak.
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Fonti: gli articoli di AP Chronicles sulla collezione Royal Oak e sulle prime casse del Royal Oak, e le schede ufficiali Audemars Piguet, tra cui quella del Royal Oak Selfwinding Chronograph 26240ST. Lette il 19 ottobre 2026.
Nel 1997, per il venticinquesimo anniversario del Royal Oak. Il primo Royal Oak Chronograph è la referenza 25860, con il calibro 2385 e una cassa in tre parti.
Dipende dalla taglia. Il 41 mm attuale (26240) monta il calibro 4401, cronografo flyback con 70 ore di riserva di carica e 4 Hz. Il 38 mm (26715, 26450) monta il calibro 2385, con 40 ore di riserva e 3 Hz.
Che il cronografo si può azzerare e far ripartire con una sola pressione del pulsante, senza doverlo prima fermare. Sul Royal Oak Chronograph attuale è una funzione del calibro 4401 del 41 mm.
Per il polso è una questione di gusto: il 38 mm è più sottile (11 mm di spessore) e discreto, il 41 mm più presente (12,4 mm). Per il valore conta sapere che le due taglie montano movimenti diversi.
Sono due famiglie diverse. Il Royal Oak Chronograph ha la cassa del Royal Oak classico; l'Offshore è una famiglia a sé, con casse più grandi e spesse e un carattere più sportivo, anche se comprende molti cronografi.
Le referenze attuali, da 41 e da 38 mm, sono impermeabili fino a 50 metri secondo le schede ufficiali. Per un orologio usato, l'impermeabilità va verificata, soprattutto se non ha avuto assistenza recente.
Dipende da referenza (e quindi movimento), materiale, quadrante, stato di cassa e bracciale, funzionamento del cronografo e corredo. Non esiste una cifra unica: mandami le foto e ti rispondo in 30 minuti.
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