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Tudor Submariner vintage, dal 7922 al 79190: come riconoscere ogni referenza

Tudor Oyster Prince Submariner 7928 del 1964 di Angelo Montanari, con quadrante patinato e lunetta sbiadita

Di recente mi è arrivato sul tavolo un Tudor. Chi l’aveva visto prima di me l’aveva liquidato in fretta: «non vale niente». Era un Tudor Oyster Prince Submariner referenza 7928, del 1964, tutto originale, e l’ho comprato: quadrante con la sua patina, lunetta sbiadita, le quattro righe di scritte a ore 6 che sui primi Tudor Submariner raccontano tutto: «200 m = 660 ft», «SUBMARINER», «ROTOR», «SELF-WINDING».

Quell’orologio è il motivo di questa guida. Il Tudor Submariner è uscito di produzione nel 1999, quindi chi oggi cerca un Tudor Submariner cerca per forza un orologio vintage. E chi ne ha uno in un cassetto spesso non sa che cosa ha in mano: il mio ne è la prova.

Qui trovi tutte le referenze, dalla prima del 1954 all’ultima del 1995, i dettagli che permettono di riconoscerle e quello che guardo io quando ne devo valutare uno. Tutti i dati tecnici vengono dalla storia ufficiale pubblicata da Tudor: su questi orologi i collezionisti conoscono ogni vite, e un errore si paga in credibilità.

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Sommario

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Perché un Tudor ha una cassa Rolex

Per capire un Tudor Submariner vintage bisogna partire da qui, perché è la cosa che sorprende di più chi ne eredita uno: sul fondello, sulla corona e spesso sul fermaglio del bracciale c’è scritto Rolex.

Non è un caso né un falso. Tudor nasce come seconda marca di Hans Wilsdorf, il fondatore di Rolex (la sua storia è raccontata nell’articolo su Hans Wilsdorf). Nel febbraio del 1926 la ditta ginevrina «Veuve de Philippe Hüther» registra il marchio «The Tudor» per suo conto; nel 1936 il marchio passa direttamente a lui, e sui quadranti compare la rosa della dinastia Tudor, inizialmente inserita in uno scudo. Nel 1946 Wilsdorf fonda la società Montres Tudor S.A., con un’idea che spiegò lui stesso: offrire ai concessionari orologi da vendere a un prezzo più basso dei Rolex, ma con la stessa fiducia. Le caratteristiche tecniche ed estetiche, la distribuzione e l’assistenza le garantiva Rolex.

In pratica, per decenni un Tudor è stato un orologio con cassa, corona e bracciale di fornitura Rolex e un movimento acquistato all’esterno invece di un calibro Rolex. È questa combinazione che rende i Tudor vintage così interessanti oggi: la parte che si vede e che protegge l’orologio è la stessa dei Rolex dell’epoca.

La prima generazione (1954-1968): la serie 7900

Il primo orologio subacqueo Tudor arriva nel 1954. In quattordici anni Tudor ne produce diverse versioni, ognuna con qualcosa di nuovo: è il periodo in cui il Submariner cerca la sua forma definitiva, e per questo è anche quello più amato dai collezionisti.

Timeline delle referenze del Tudor Submariner vintage dal 7922 del 1954 al 79190 del 1995, con impermeabilità e calibro di ciascuna

7922 (1954): il primo

Si chiama Tudor Oyster Prince Submariner, referenza 7922. Ha già tutto quello che serve a un orologio da immersione: fondello e corona a vite, impermeabilità fino a 100 metri, lancette e indici grandi per leggere l’ora sott’acqua e una lunetta girevole bidirezionale graduata a intervalli di cinque minuti, per misurare il tempo di immersione.

Il quadrante è nero laccato, leggermente bombato, con scritte dorate: «OYSTER PRINCE» a ore 12 sotto il logo, e a ore 6 quattro righe, «100 m = 330 ft», «SUBMARINER», «ROTOR», «SELF-WINDING». Il vetro è in plexiglas bombato. Il movimento è il calibro automatico 390, su base Fleurier. Corona a vite da 5 millimetri e bracciale Oyster rivettato referenza 6636 sono firmati Rolex.

7923 (1955): l’unico a carica manuale

La 7923 è un’eccezione nella storia del Tudor Submariner: è l’unico a carica manuale, con un calibro ETA 1182, e per questo è molto più piatto degli altri. Si riconosce subito dal quadrante: al posto di «ROTOR» e «SELF-WINDING» ci sono «SUBMARINER» e «SHOCK-RESISTING», manca l’indicazione dell’impermeabilità (che resta di 100 metri) e le lancette sono a bastone. Anche qui il bracciale 6636 porta la firma Rolex.

7924 «Big Crown» (1958): 200 metri

Nel 1958 la referenza 7924 raddoppia l’impermeabilità: 200 metri. Per arrivarci Tudor rende più spessa la cassa da 37 millimetri, monta un vetro più spesso e soprattutto una corona più grande, da 8 millimetri: è da lì che i collezionisti l’hanno battezzata «Big Crown». A ore 6 si legge «200 m = 660 ft». Il movimento resta il calibro 390, il bracciale rivettato diventa la referenza 7206, sempre firmato Rolex.

Tudor 7928: tre protezioni della corona per una sola referenza

La 7928 è la referenza del mio orologio, ed è anche la più importante della prima generazione: è quella in cui il Tudor Submariner diventa il Tudor Submariner: secondo la stessa Tudor, è con le ultime versioni della 7928 che si fissano le linee e le specifiche che resteranno fino alla fine della produzione.

La novità del 1959 sono le protezioni della corona, le «spallette» della cassa che riparano la corona dagli urti. Per la prima volta Tudor le adotta, e con loro la corona scende a 6 millimetri. La cassa cresce a 39 millimetri, è impermeabile fino a 200 metri e porta la firma «ORIGINAL OYSTER CASE BY ROLEX GENEVA». Il movimento è sempre il calibro automatico 390.

Il bello della 7928 è che non è un orologio solo, ma una referenza che cambia mentre è in produzione. Le protezioni della corona passano per tre forme diverse, e i collezionisti le distinguono con tre nomi:

  • «Square Crown Guards», le prime, del 1959: protezioni di forma quadrata.
  • «Pointed Crown Guards», dal 1960: protezioni più a punta. Tudor mostra un esemplare del 1960 e cita una produzione simile nel 1961.
  • Protezioni arrotondate, che compaiono a metà degli anni Sessanta e non cambieranno più fino all’ultimo Submariner degli anni Novanta.

C’è un dettaglio che la storia ufficiale lascia intravedere e che chi valuta deve sapere: la forma delle protezioni non basta da sola a datare un orologio. Tudor mostra un 7928 del 1964 con le protezioni già arrotondate, e un altro 7928 dello stesso anno, in dotazione alla US Navy, con le protezioni ancora a punta. Le varianti si sovrapponevano nella produzione: per datare un esemplare servono più indizi insieme.

Anche il quadrante cambia nel corso degli anni. Le prime 7928 hanno scritte dorate, poi argentate, e alla fine bianche; la minuteria, inizialmente chiusa in un cerchio, a un certo punto si allunga fino al bordo. Nell’esemplare del 1967 che Tudor indica come la chiusura della prima generazione ci sono quadrante stampato in bianco, protezioni arrotondate, cassa firmata Rolex, plexiglas bombato, 200 metri e calibro 390.

Il Tudor Submariner 7928 del 1964 di Angelo Montanari al polso

Poi ci sono gli esemplari «Tropical»: quadrante e lunetta che, dopo anni di esposizione forte e prolungata ai raggi UV, hanno cambiato colore. Per Tudor stessa è un’evoluzione «particolarmente ricercata» dai collezionisti. Attenzione però a non confondere un quadrante scolorito in modo uniforme dal sole con un quadrante rovinato da umidità o da un restauro: sono tre cose diverse, e valgono in modo molto diverso.

La seconda generazione (1969-1999): Snowflake e oltre

Nel 1969 inizia la seconda vita del Tudor Submariner, che durerà fino al 1999. La cassa resta quella definita dalla serie 7900; cambiano movimento e quadrante. In trent’anni Tudor produce più di venti referenze, con molte varianti: qui seguo quelle che la storia ufficiale racconta nel dettaglio.

7016 e 7021 (1969): arriva lo Snowflake

Nel catalogo del 1969 compaiono la 7016 e la 7021. La prima novità è il movimento: al posto del calibro 390 arriva un ETA 2483, con la stessa frequenza. La seconda novità è il volto: grandi indici quadrati e lancette con un quadrato luminoso, che i collezionisti chiamano «Snowflake», fiocco di neve. Sul quadrante il logo cambia: al posto della rosa c’è uno scudo, simbolo di robustezza. È il dettaglio che fa capire a colpo d’occhio se un Tudor Submariner viene prima o dopo il 1969.

Il resto non cambia: cassa da 39 millimetri firmata Rolex, 200 metri, protezioni arrotondate, corona a vite firmata Rolex, lunetta bidirezionale graduata 60 minuti con le tacche dei singoli minuti tra lo 0 e il 15, bracciale Oyster firmato Rolex. Il vetro però non è più bombato: è un plexiglas piatto, spesso e sporgente.

La 7021, Prince Oysterdate Submariner, è la stessa cosa con la data a ore 3 e la lente Cyclope sul vetro. Monta un ETA 2484, e il disco della data è bicolore: numeri dispari in nero, pari in rosso. Gli Snowflake restano a catalogo fino al 1981.

9401/0 (metà anni Settanta): blu o nero

A metà degli anni Settanta la 7016 lascia il posto alla 9401/0, con un calibro ETA 2776 dotato di arresto dei secondi, utile per regolare l’ora con precisione. Le combinazioni sono quattro: quadrante e lunetta blu o neri, con lancette e indici Snowflake oppure con le classiche lancette Submariner e indici triangolari e tondi. Due i bracciali Rolex Oyster: il 7836/0 e il 9315/0, con la chiusura «Fliplock» che si allunga per indossare l’orologio sopra la muta. Dal 1976 Tudor affianca anche alcuni modelli di diametro ridotto.

79090 (1989) e 79190 (1995): gli ultimi

Dal 1989 la 79090 prende il posto del Submariner senza data, che da quel momento esce di catalogo. Quadrante blu o nero con lunetta abbinata, logo con lo scudo, lancette Submariner, indici a ore 6 e 9 triangolari. Dentro c’è un ETA 2824-2; cassa da 39 millimetri, 200 metri. Il bracciale Oyster con Fliplock porta ora il logo Tudor invece di quello Rolex.

La 79190, a catalogo dal 1995, è l’ultima referenza di Tudor Submariner: vetro zaffiro con lente, indici cerchiati, lunetta unidirezionale dentata, quadrante blu o nero, bracciale Oyster a tre maglie con logo Tudor. Nel 1999 il Submariner sparisce dal catalogo Tudor.

I Tudor Submariner militari: Marine Nationale e US Navy

Una parte del fascino dei Tudor Submariner viene dalle marine militari che li hanno usati: la Marine nationale francese, la US Navy e altre organizzazioni nel mondo.

Non erano orologi speciali. Erano referenze di catalogo scelte dalle marine stesse, e si distinguevano dalla produzione normale quasi sempre solo per l’incisione sul fondello. Quelli della Marina francese portano le iniziali M.N. seguite dalle ultime due cifre dell’anno di fornitura. Tudor documenta, tra gli altri:

  • un 7928 del 1964 della US Navy, protezioni a punta, con il fondello inciso su tre righe «U.S.N.», «ST-2/015», «OCT.68», quadrante senza cerchio della minuteria e scritte bianche, e una cassa senza segni di bracciale metallico: usato solo con cinturini morbidi;
  • un 9401 del 1977 «Marine Nationale», fondello «M.N. 77», portato dai sommozzatori francesi con cinturini ricavati dalle cinghie dei paracadute;
  • un 94010 del 1981 con la corona a sinistra, fatto su richiesta di un istruttore mancino della Marine nationale: un caso singolo, non una referenza.

Usati a lungo in condizioni estreme, gli esemplari arrivati fino a oggi raramente sono in perfetto stato, e proprio per la loro relativa rarità e per la storia che raccontano sono molto apprezzati dai collezionisti. Con una conseguenza che chi compra o vende deve tenere presente: un’incisione sul fondello si può aggiungere. Da sola non dimostra niente; va letta insieme a cassa, quadrante, movimento e, quando ci sono, ai documenti.

Tutte le referenze in una tabella

Solo i dati riportati dalla storia ufficiale Tudor. Dove la fonte non indica un dato, la cella resta vuota: preferisco un trattino a una stima.

ReferenzaIntroduzioneCassaImpermeabilitàCalibroCome si riconosce
79221954—100 m390 (automatico)Il primo; corona 5 mm; «100 m = 330 ft» a ore 6
79231955—100 mETA 1182 (manuale)Unico a carica manuale; «SHOCK-RESISTING»; lancette a bastone
7924 «Big Crown»195837 mm200 m390Corona da 8 mm; «200 m = 660 ft»
7928195939 mm200 m390Prime protezioni della corona (quadrate, a punta, arrotondate); corona 6 mm
7016196939 mm200 mETA 2483Snowflake; scudo al posto della rosa; plexiglas piatto
7021196939 mm200 mETA 2484Snowflake con data e Cyclope; data rossa e nera
9401/0metà anni ’7039 mm—ETA 2776Arresto dei secondi; blu o nero; Snowflake o lancette Submariner
79090198939 mm200 mETA 2824-2Data; indici triangolari a 6 e 9; bracciale con logo Tudor
79190199539 mm——L’ultimo: vetro zaffiro, lunetta unidirezionale dentata

Cosa guardo quando valuto un Tudor Submariner vintage

Su un Tudor Submariner il valore non lo fa la referenza da sola: lo fa quanto l’orologio è coerente e originale. Due 7928 possono valere cifre lontanissime, e la differenza sta quasi sempre in dettagli che in foto, se non sai dove guardare, non si notano. Ecco l’ordine in cui li controllo io.

1. La coerenza tra le parti. Referenza, calibro, quadrante, lancette, lunetta, vetro e bracciale devono appartenere alla stessa epoca. Un calibro ETA dentro una cassa 7928, un plexiglas piatto su una prima generazione, uno zaffiro su uno Snowflake: ognuno di questi è un segnale che qualcosa è stato cambiato. La tabella qui sopra è il primo filtro.

2. Le firme Rolex dove devono esserci. Sulla prima generazione e sugli Snowflake del 1969 cassa, corona e bracciale sono firmati Rolex; dal 79090 il bracciale porta il logo Tudor. Una corona non firmata o un bracciale anonimo su un Tudor degli anni Sessanta non fanno di lui un falso, ma sono pezzi sostituiti, e si pagano.

3. Quadrante e lancette. È la parte che pesa di più sul valore, ed è anche una di quelle che più spesso venivano sostituite durante le revisioni. Un quadrante originale con una patina naturale vale molto più di uno perfetto ma di ricambio. La luminescenza di indici e lancette deve essere invecchiata allo stesso modo: lancette bianche su indici color crema sono un indizio da approfondire.

4. La cassa. Spigoli netti e smussi visibili dicono che la cassa non è mai stata lucidata a fondo. Una cassa arrotondata da troppe lucidature perde gran parte del suo interesse per un collezionista, esattamente come succede sui Rolex: ne parlo nella guida a lucidare un Rolex.

5. Il fondello e le incisioni. Le scritte all’esterno e all’interno, eventuali incisioni militari, i segni di aperture fatte con attrezzi sbagliati.

6. Il corredo e la storia. Scatola, garanzia, ricevute di assistenza, foto d’epoca, la storia di chi lo ha portato. Su un orologio di sessant’anni il corredo completo è raro, e quando c’è conta.

Prezzi in questo articolo non ne trovi, ed è voluto: su un vintage la forbice tra un esemplare e l’altro della stessa referenza è troppo ampia perché una cifra generica serva a qualcosa. Serve guardare quel pezzo.

Tudor Submariner o Rolex Submariner?

È la domanda che mi fanno più spesso, e la risposta onesta è che sono parenti stretti ma non gemelli. Cassa, corona e bracciale vengono da Rolex, e il confronto naturale è con i Rolex Submariner della stessa epoca, come il Rolex 5513. La differenza sta nel movimento: il Tudor monta calibri acquistati all’esterno (il 390, poi gli ETA), il Rolex i suoi.

Wilsdorf aveva pensato Tudor proprio per costare meno di Rolex. Oggi i collezionisti guardano i Tudor vintage per quello che sono: orologi subacquei con una storia propria, dagli Snowflake alla Marine Nationale. Se vuoi il quadro completo del modello Rolex, trovi tutte le generazioni nella guida al Rolex Submariner; per il confronto tra i due marchi oggi, c’è l’articolo Rolex, Omega, Tudor o Cartier.

Come valuto il tuo Tudor

Se hai un Tudor Submariner, o un vecchio Tudor di cui non conosci la storia, il primo passo è lo stesso che ho fatto con il mio 7928: capire che cos’è. Mandami su WhatsApp queste foto, con luce naturale e senza flash:

  • il quadrante dritto, in modo che si leggano le scritte a ore 12 e a ore 6;
  • il profilo dal lato della corona, per vedere le protezioni;
  • il fondello, all’esterno;
  • la corona da vicino e il fermaglio del bracciale.

Ti rispondo entro 30 minuti con la referenza, l’epoca e una valutazione motivata. Se decidi di vendere, verifico l’orologio dal vivo e ti pago con bonifico istantaneo al momento del ritiro. Se invece non sai nemmeno da dove cominciare con un orologio di famiglia, parti dalla guida alla valutazione degli orologi vecchi.

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Per approfondire la storia, le pagine ufficiali di Tudor sui Submariner dal 1954 al 1968, su quelli dal 1969 al 1999 e sui Submariner militari sono la fonte di tutti i dati tecnici di questo articolo.

Domande frequenti

Chi ha scritto questa guida

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Angelo Montanari

Angelo Montanari è il consulente specializzato nella valutazione di orologi Rolex dietro valutazione-orologi.it. Da oltre 25 anni analizza referenze, condizioni e dinamiche del mercato secondario. Ha supportato centinaia di privati e collezionisti nella stima e vendita del loro Rolex — con 147+ recensioni verificate su Google Maps. Attraverso valutazione-orologi.it supporta privati e collezionisti nella stima reale e trasparente dei propri orologi, fornendo analisi basate su dati di mercato aggiornati, condizioni dell’esemplare e rarità della referenza. Il suo approccio unisce competenza tecnica, conoscenza del mercato e attenzione alla massima riservatezza nelle operazioni di vendita e valutazione.

Esperienze reali di clienti soddisfatti​

Non abbiamo nulla da nascondere: le testimonianze che trovi qui sotto sono esperienze reali di clienti che hanno scelto il nostro servizio di valutazione Rolex.

    Francesca Casolari
    Francesca Casolari

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      Sara Dalmazzo
      Sara Dalmazzo

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      Servizio chiaro ed efficiente da parte del Signor Angelo!

        Germano Carrozza
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            Ho venduto a loro un orologio Rolex e da subito ho capito di trattare con un'azienda familiare seria, onesta e molto professionale. Consigliatissimo a tutti.

              Cristina Cubesi
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